Château La Mission Haut Brion 2002


Château La Mission Haut-Brion 2002 è un vino rosso di Pessac-Léognan, a Bordeaux, prodotto da Château La Mission Haut-Brion, proprietà di Domaines Clarence Dillon. Classificato come 1er GCC 1855, unisce il 48% di Cabernet Sauvignon, il 45% di Merlot e il 7% di Cabernet Franc. The Wine Advocate gli assegna 92/100 e raccomanda la degustazione tra il 2018 e il 2036; Jancis Robinson lo valuta 17,5/20, con una finestra dal 2012 al 2028. La critica sottolinea un vino profondo e strutturato, con frutti neri, note minerali e fumè, dotato di una ricca trama tannica e di un finale persistente.
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La bouteille proposée

Formato
Bottiglia (75cl)
Imballaggio
In blocco
Stato dell'etichetta
Perfetto
Livello
Perfetto
Stato della capsula
Perfetto

Identité du vin

Couleur
Rosso
Pays
France
Région
Bordeaux
Appellation
Pessac Léognan
Millésime
2002

Cépage et assemblage

Varietà d'uva
48% Cabernet Sauvignon, 45% Merlot, 7% Cabernet Franc
Domaine

Château La Mission Haut Brion

Château La Mission Haut-Brion è un Cru Classé delle Graves situato a Talence, nella denominazione Pessac-Léognan, di fronte allo Château Haut-Brion. Il suo vigneto di 29,18 ettari, suddiviso tra vitigni rossi e bianchi, è gestito dal Domaine Clarence Dillon dal 1983. La tenuta prende il nome dalla Congregazione della Missione, o Lazaristi, che ne ha curato l’amministrazione a partire dal XVII secolo.

Proprietario
Domaine Clarence Dillon (famille Dillon)
Maître de chais
Florence Forgas
Superficie (ha)
29.18 ha
Produzione (numero medio di bottiglie per annata)
environ 60 000 à 70 000 bouteilles/an (grand vin rouge)

Histoire du domaine

La storia di La Mission Haut-Brion risale al XVI secolo: Arnaut de Lestonnac è identificato come il primo proprietario della tenuta nel 1540. Nel 1664, Madame de Lestonnac lasciò in eredità la proprietà ai sacerdoti lazaristi della Congregazione della Missione, da cui la tenuta prese il nome. Questi ultimi svilupparono il vigneto e fecero costruire la cappella di Notre-Dame d’Aubrion alla fine del XVII secolo. Confiscata durante la Rivoluzione francese, la tenuta viene venduta come bene nazionale nel 1792 all’uomo d’affari bordolese Martial-Victor Vaillant. Viene acquisita nel 1821 da Célestin Coudrin-Chiapella, la cui famiglia, proveniente dalla Louisiana, ne prosegue lo sviluppo nel XIX secolo. I vini del castello ottennero una medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Londra del 1862. Frédéric Woltner acquistò la proprietà nel 1919; suo figlio Henri ne assunse poi la direzione fino alla sua morte, avvenuta nel 1974, prima che Francis Dewavrin prendesse il testimone. Nel 1983 la tenuta Clarence Dillon acquisisse lo Château La Mission Haut-Brion, insieme alle proprietà associate Laville Haut-Brion e La Tour Haut-Brion. Il vigneto di La Tour Haut-Brion viene integrato in quello di La Mission a partire dall’annata 2006, mentre il vino di Laville Haut-Brion viene ribattezzato Château La Mission Haut-Brion Blanc a partire dall’annata 2009. La tenuta appartiene oggi al Domaine Clarence Dillon; Florence Forgas vi ricopre il ruolo di responsabile della cantina affiancando il direttore tecnico Jean-Philippe Masclef.

Critiques professionnelles

Notes & cotations

The Wine Advocate 92/100
Recensito da
William Kelley
Pubblicato il
Finestra di beva
2018-2036

Uno dei migliori successi di questa annata sottovalutata e fraintesa è il La Mission Haut-Brion del 2002, un vino che sta davvero iniziando a dare il meglio di sé. Con un bouquet intenso di cassis, braci ardenti e cenere di sigaro, è di corpo medio-pieno, con un cuore fruttato dolce e una ricca struttura tannica. Servito alla cieca, dopo un decanto di un paio d’ore per arrotondarne il profilo, potrebbe passare per un’annata più rinomata; l’unico limite è una leggera mancanza di densità a metà bocca che ne bilanci la struttura e il fatto che al palato sembri circa un decennio più vecchio rispetto a un’annata di punta di questa tenuta, come il 1998.

Jancis Robinson 17.5/20
Recensito da
Jancis Robinson
Pubblicato il
Finestra di beva
2012 - 2028

Naso deciso, profondo e minerale. All’inizio si avvertono note fruttate che stimolano la salivazione. Vino succoso. Poi, purtroppo, l’acidità si fa sentire, anche se solo dopo una grande opulenza di frutta. Abbastanza persistente.

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