Château Haut Brion 1988 SD


Lo Château Haut-Brion 1988 è un vino rosso della denominazione Pessac-Léognan, a Bordeaux, prodotto da Château Haut-Brion e di proprietà dei Domaines Clarence Dillon. Classificato 1er Grand Cru Classé nel 1855, unisce il 55% di Cabernet Sauvignon, il 25% di Merlot e il 20% di Cabernet Franc. The Wine Advocate gli assegna 92/100 e indica una finestra di degustazione dal 2003 al 2025; Jancis Robinson lo valuta 16,5/20, con una finestra dal 2000 al 2019. La critica descrive un vino strutturato e denso, dai tannini strutturati, caratterizzato da frutti neri e da una complessa espressione delle Graves.
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La bouteille proposée

Formato
Bottiglia (75cl)
Imballaggio
In blocco
Stato dell'etichetta
Leggermente danneggiato
Livello
Perfetto
Stato della capsula
Perfetto

Identité du vin

Couleur
Rosso
Pays
France
Région
Bordeaux
Appellation
Pessac Léognan
Producteur / Domaine
Château Haut Brion
Millésime
1988

Cépage et assemblage

Varietà d'uva
55% Cabernet Sauvignon, 25% Merlot, 20% Cabernet Franc
Domaine

Château Haut Brion

Château Haut-Brion è una tenuta situata a Pessac, nella denominazione Pessac-Léognan, a nord delle Graves e nelle immediate vicinanze di Bordeaux. Il suo vigneto di 51 ettari si estende su una terrazza di ghiaia, con 48 ettari di vitigni a bacca rossa e circa 3 ettari di vitigni a bacca bianca. Di proprietà del Domaine Clarence Dillon dal 1935, figura tra i Premiers Grands Crus Classés del 1855 e rimane l’unico cru classificato a questo livello al di fuori del Médoc.

Proprietario
Domaine Clarence Dillon (famille Dillon)
Maître de chais
Florence Forgas
Superficie (ha)
51.00 ha
Produzione (numero medio di bottiglie per annata)
150000

Histoire du domaine

La più antica menzione scritta conosciuta di un vino riconducibile al terroir di Haut-Brion risale al 1521. Nel 1533, Jean de Pontac acquisì i diritti sulla nobile dimora di Haut-Brion, dopo aver ricevuto parte dei terreni grazie al matrimonio con Jeanne de Bellon nel 1525. Nel 1549 avviò la costruzione del castello e strutturò progressivamente la tenuta vinicola. I suoi discendenti svilupparono poi la notorietà del vino, in particolare sul mercato inglese nel XVII secolo. Arnaud III de Pontac ampliò il vigneto e contribuì all’affermazione di uno stile di vino allora denominato «New French Claret». Dopo diversi passaggi di proprietà nel XVIII e XIX secolo, Charles-Maurice de Talleyrand possedette la tenuta dal 1801 al 1804. Nel 1855, Château Haut-Brion fu classificato come Premier Grand Cru Classé per i suoi vini rossi, insieme a Lafite, Latour e Margaux. La tenuta pratica l’imbottigliamento sistematico in sede a partire dal 1923. Il banchiere americano Clarence Dillon acquista Château Haut-Brion il 13 maggio 1935 e avvia, insieme al nipote Seymour Weller, un processo di modernizzazione degli edifici e delle cantine. La famiglia Dillon detiene ancora oggi la proprietà tramite il Domaine Clarence Dillon, presieduto e diretto dal principe Robert di Lussemburgo dal 2008. La vinificazione è attualmente affidata al team tecnico guidato da Jean-Philippe Masclef, con Florence Forgas in qualità di responsabile di cantina.

Critiques professionnelles

Notes & cotations

The Wine Advocate 92/100
Recensito da
Robert M. Parker, Jr.
Pubblicato il
Finestra di beva
2003-2025

Un Haut-Brion dalla struttura più solida, che ricorda in qualche modo l’annata 1996: questo vino dal colore granato scuro presenta note di liquirizia, sottobosco, compost, tartufi, erbe essiccate, creosoto, ciliegie nere dolci e ribes. Di medio corpo, ricco ma comunque strutturato, questo vino si svela gradualmente al palato, mostrando una densità superba e numerosi elementi complessi tipici dei Graves. Sta appena iniziando a raggiungere il suo apice di piena maturità. Maturità prevista: da ora al 2025. Ultima degustazione: 02/11.

Wine Spectator 96/100
Jancis Robinson 16.5/20
Recensito da
Tamlyn Currin
Pubblicato il
Finestra di beva
2000 - 2019

Al naso presenta note di frutta scura più dolci e caramellate rispetto al Pichon Lalande 1988 degustato in parallelo. Al naso si percepisce un accenno di marmellata. Al palato risulta poi molto chiuso. Quasi rude se paragonato al Pichon, più leggero, con un accenno di pepato. Tannini con una consistenza molto più marcata. Potente, con note di frutta scura e un leggerissimo sentore di bruciato sul finale. Si è mantenuto bene e si abbina bene al roast beef.

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